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Cementificio Buzzi, un danno per Megara e la salute dei cittadini Stampa
Scritto da Fabio Morreale   
Giovedì 11 Aprile 2013 10:40
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Lo stabilimento sorse negli anni 1954-55 sopra (non accanto o vicino, ma sopra) i resti di Megara Hyblaea, in un’area a vincolo archeologico che l’allora Soprintendente Voza non difese sufficientemente. Se ieri Voza fu, diciamo così, “di manica larga” nell’indifferenza generale, oggi i tempi sono cambiati al punto tale che la società civile e le associazioni sono spesso insorte efficacemente contro gli inceneritori di Cuffaro, il villaggio turistico alla Pillirina, il Muos di Niscemi, la discarica di Stallaini, l’inquinamento del Porto Grande di Siracusa. Oltretutto, nel Piano Paesaggistico Provinciale l’area è oggetto del livello massimo di tutela (tre), e tutta la normativa a difesa dei beni culturali in questo caso troverebbe facilissima applicazione.

Il nuovo impianto, che a detta della Buzzi è equiparabile a un Centro benessere, sarebbe 100 volte più inquinante di un inceneritore. I cementifici infatti sono autorizzati a limiti di emissioni più alti (per le diossine, da 0,1 nanogrammi/mc negli inceneritori, a 10 ng/mc nei cementifici). Nello specifico, la Buzzi sarebbe autorizzata anche a sostituire il 45% del Cdr con plastiche, gomme e pneumatici, le cui emissioni di diossina sono ancor più gravi. Tra le esalazioni più pericolose che il cementificio sprigionerebbe per le altissime temperature di esercizio c’è il nanoparticolato, ossia pericolosissime e sottilissime polveri, che non sono monitorate per legge né tantomeno possono essere filtrate, che il corpo umano non è in grado di espellere, e che si compongono essenzialmente di metalli pesanti come il mercurio. I fumi malefici del cementificio inquinerebbero l’aria per un raggio di 50 km, avvelenando il respiro non solo ad Augusta, Melilli e Priolo, ma anche in tante altre città siracusane e catanesi.
Inseguendo esclusivamente la logica del business, la Buzzi ha presentato ricorso al TAR per opporsi al parere negativo della Soprintendenza, come se l’anomalia fosse la presenza dei resti archeologici e non del cementifico. Evidentemente la salute dei cittadini e il rispetto del bene comune sono valori lontani anni luce dalle logiche aziendali di una società il cui unico fine è fare soldi senza guardare in faccia a nessuno.


Fabio Morreale

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Logo del Cemetificio Buzzi

 

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Il cementificio Buzzi

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Aprile 2013 16:08