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Cancelli di Cavagrande, revocato al titolare dell'area attrezzata il protocollo di intesa con l'Assessorato Territorio e Ambiente Stampa
Scritto da Stefania Festa   
Giovedì 18 Aprile 2013 08:02
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camperDa "LA CIVETTA DI MINERVA" del 14 aprile 2013 - Revoca in autotutela dei nulla osta e del protocollo di intesa stipulato nel 2007 con l'Azienda foreste demaniali di Palermo e con l'assessorato regionale Territorio e Ambiente, più due procedimenti aperti, uno penale e uno amministrativo: è questo l'epilogo, almeno per il momento, della vicenda del "Martin Pescatore" all'interno della riserva naturale orientata Cava Grande del Cassibile. La presenza dei due cancelli che sbarrano l'accesso al fiume e il pagamento di un pedaggio qualora si decidesse di proseguire sono, infatti, solo la punta dell'iceberg dell'enormità di infrazioni commesse dal titolare di quella che, nelle intenzioni originarie, sarebbe dovute essere un'area attrezzata e centro di divulgazione scientifica, sede di studio naturalistico e di formazione per le scuole. Il titolare dell'area attrezzata "Martin Pescatore", proprietario del 20% del terreno e affittuario del restante 80% dei lotti sui quali insiste l'area, aveva stipulato nel 2007 un protocollo di intesa con l'Azienda foreste demaniali di Palermo e con l'assessorato regionale Territorio e Ambiente, in virtù del quale si è sentito "autorizzato" a realizzare quei lavori e quelle modifiche oggetto della contestazione da parte degli enti competenti.

"Questa persona - ci spiega il commissario Angelo Rabbito, comandante del Nucleo Operativo Provinciale del Corpo Forestale di Siracusa - si è rifatto in massima parte a questo protocollo d'intesa che, tra l'altro, è stato totalmente disatteso dal suo modus operandi. Tutto quello che aveva intenzione di fare doveva essere preventivamente concordato con l'ente gestore riserva, l'Azienda Foreste Demaniali, con il quale avrebbe dovuto stipulare quanto meno una fase operativa a livello locale del protocollo già esistente, cosa che non è mai avvenuta. In seguito avrebbe potuto procedere alla realizzazione delle opere, ovviamente per quelle assentibili, non per tutto ciò che è stato fatto all'interno dell'area stessa. Allo stato attuale, anche questo protocollo d'intesa è stato revocato in autotutela".

L'elenco delle infrazioni è piuttosto lungo, dalla realizzazione di recinzioni abusive al danneggiamento del patrimonio botanico, dalla creazione di due sentieri al mancato possesso delle autorizzazioni necessarie per la realizzazione di alcuni lavori. L'impossibilità di accedere al fiume Manghisi, infatti, è stato oggetto di contestazione non solo da parte di utenti e associazioni ambientaliste (tra cui Natura Sicula, nde), ma perfino da parte dell'Arpa, che ha segnalato per iscritto di non riuscire più a campionare il fiume per mancanza di accesso allo stesso.

"Per quanto riguarda le recinzioni - commenta il commissario Rabbito - se avesse lasciato ogni 20 m un varco pedonale avrebbe tutelato la riserva perché spesso là ci vanno con i fuoristrada o con le moto. In questo modo, invece, si sarebbe consentito l'accesso solo ai pedoni, creando così un servizio per la riserva. Per quanto riguarda il resto, è stato completamente stravolto l'assetto dell'area tant'è che, l'ultima volta che mi sono recato lì, ho dovuto cambiare i miei punti di riferimento per orientarmi". Il depauperamento e il danneggiamento subito dalla flora endemica, e conseguentemente dalla fauna, è sconcertante. (…) Il titolare della Martin Pescatore (…) per consentire e facilitare il transito ai visitatori, ha fatto letteralmente "piazza pulita", tagliando anche di netto tronchi e branche di alberi (…). A tutto questo bisogna aggiungere anche la questione dei biglietti fatti pagare ai più o meno ignari visitatori. "Benchè non avesse ancora alcuna autorizzazione - continua Rabbito - già dalla scorsa estate aveva avviato la fruizione del sito facendosi pagare i ticket. Era sì previsto un corrispettivo, ma anche questo doveva essere preventivamente autorizzato, regolato con un protocollo con l'ente gestore locale al fine di stabilire le percentuali, quindi le spettanze sue e quelle dell'azienda. Quest'ultima avrebbe poi reinvestito le economie per la manutenzione del sito, per non parlare poi delle tasse non pagate da questo signore sulla vendita dei biglietti".

L'unica opera realizzata a regola d'arte, con tutte le autorizzazioni valide e che avrebbe potuto dare nuova linfa e impulso alla riserva, è stata la ristrutturazione di un vecchio immobile, grazie ai fondi POR, trasformato in un centro finalizzato alla divulgazione scientifica, allo studio naturalistico e come sede per la formazione delle scuole. Anche questa autorizzazione però è stata sottoposta a revoca. "Questa attività - afferma il comandante del NOS - era funzionale alla struttura ricettiva e viceversa. Venedo meno il discorso dell'utilizzo dell'area ai fini di fruizione e di manutenzione, viene meno anche il discorso della formazione e della divulgazione scientifica. Molto probabilmente, il titolare del "Martin Pescatore" sarà costretto, tra un periodo più o meno lungo, a restituire i fondi del POR". Affinchè la revoca diventi operativa, è necessario attendere i 30 giorni di tempo stabiliti dalle legge per la presentazione di eventuali ricorsi o osservazioni da parte dell'interessato, dopodichè il titolare sarà costretto a ripristinare il sito nella sua forma originaria.

Stefania Festa 

 

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