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Giusto il disboscamento del giardino di Artemide. Era invaso dall'Ailanto, specie aliena Stampa
Scritto da Fabio Morreale   
Venerdì 13 Settembre 2013 23:30
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201309143 ridSiracusa. Le piante che sono state tagliate dal Giardino di Artemide non erano betulle e non avevano nulla di prezioso, anzi rappresentavano una presenza inquinante e inopportuna, in contrasto con la storia del vicino Artemision.
Nell’ultimo secolo nel giardino riuscivano a vivere esclusivamente alberi di Ailanto (Ailanthus altissima), una specie cinese invasiva e infestante che fu introdotta in Europa nel 1740 assieme alla Sfinge dell’Ailanto (Phylosamia cynthia) per sostituire il baco da seta, allora minacciato da alcune patologie. In realtà la Sfinge non riuscì ad adattarsi mentre l’Ailanto, di cui doveva nutrirsi l’animale, si naturalizzò e con i suoi piccoli semi alati è diventato un vero e proprio flagello in tutto il mondo. In Europea, Australia, America e ovunque si sia naturalizzato, l’Ailanto si combatte estirpandolo perché impoverisce la biodiversità autoctona. Da un punto di vista etnobotanico, l’albero non è buono nemmeno a far legna perché non brucia facilmente, tant’ è che i contadini siciliani lo disprezzano con i nomi vernacoli “Arvulu ra fissàca”, “Nenti”, “Riàvulu”.


Grazie alla capacità di colonizzare rapidamente i suoli e di soffocare le specie originarie con la sua alta chioma (da cui il sinonimo di Albero del Paradiso) o di farle morire con sostanze chimiche che rilascia nel terreno, nel giardino di via Minerva l’albero killer aveva soffocato la vegetazione originaria, appropriandosi in esclusiva di suolo, aria e nutrienti. Le preoccupazioni di alcuni noti esponenti politici siracusani (Vinciullo e Castagnino) per il taglio degli alberi, sono inopportune e la dicono lunga sul livello di educazione ambientale dei soggetti a cui diamo il nostro consenso.
L’assessore comunale al Centro Storico Francesco Italia e il progettista Vincenzo Latina portino avanti con serenità il lavoro di riqualificazione avviato in questo piccolo spazio verde che ai tempi della colonizzazione greca non era alberato di specie aliene ma solo di piante autoctone come l’alloro e l’ulivo, ma anche il leccio e la roverella, questi ultimi ormai rari in ambito urbano.
E visto che l’eradicazione dell’Ailanto sarà difficile perché ricaccerà vigorosamente, si metta in conto che bisognerà intervenire più volte se si vuole bonificare efficacemente il giardino da questo problema di inquinamento ecologico.

Il Presidente
Fabio Morreale

Ailanthus altissima, ailanto, riàulu

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Ultimo aggiornamento Martedì 24 Settembre 2013 05:35