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Un fiume e tre morti che si potevano evitare Stampa
Giovedì 06 Febbraio 2014 14:27
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20140206Noto. Il fiume Asinaro si ingrossa e uccide due donne e una bambina. Disgrazia, fatalità? Sicuramente imprudenza.
Ma l'assassino ha un nome preciso: il cemento, che sigilla in modo irreversibile Madre Terra.
La zona in cui è avvenuta la tragedia è il regno del cemento selvaggio: decine di case, abusive  o con regolare concessione edilizia, hanno sventrato la collina. Solamente un mese fa in quel quartiere, su segnalazioni di alcuni coraggiosi cittadini poi pesantemente minacciati, la Guardia di Finanza ha sequestrato un immobile costruito sulle rive del fiume Asinaro.


I materiali di risulta di tutte quelle costruzioni sono andati a finire nella "discarica fiume" restringendone l'alveo con conseguente aumento della profondità e della velocità di scorrimento dell'acqua. E poi si parla di fatalità!
Adesso le lacrime rigano il nostro volto, ma fino a quando? Domani si continuerà a cementificare come se niente fosse accaduto.
Alcuni dei cosiddetti tecnici (sacerdoti del cemento che dicono di non aver nulla a che vedere con l'abusivismo ma che non hanno mai denunciato nessuna casa abusiva ) dopo aver distrutto la costa vogliono continuare a sventrare le nostre colline, preferendo il denaro alla bellezza, l'asfalto al paesaggio, il caos edilizio all'armonia.
Naturalmente fino ai prossimi morti.
Il Sindaco Corrado Bonfanti e tutta l'Amministrazione può, anzi deve, dare una risposta forte alle tragiche domande che questi morti pongono a tutta la nostra comunità: impedisca la cementificazione della campagna, impedisca che le zone agricole siano trasformate in aree residenziali, non permetta che sia cementificato il bel paesaggio collinare della nostra città, non permetta l'urbanizzazione delle aree agricole mentre la città rimane un insieme di contenitori tristemente vuoti.
Paolo Tiralongo

 

20140206

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Febbraio 2014 11:39