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No alle trivellazioni nel Canale di Sicilia Stampa
Scritto da Fabio Morreale & Paolo Tiralongo   
Mercoledì 22 Ottobre 2014 17:15
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20141022Natura Sicula ha presentato le proprie osservazioni al decreto “Sblocca Italia”.
È un attacco all’ambiente senza precedenti varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle a un mare che fa vivere milioni di persone con il turismo e la pesca.
Il giovane premier Renzi, esautorando la Regione Sicilia e non consultando le popolazioni (come prescrive la convenzione di Aarhus), vuole sboccare le trivelle nel Canale di Sicilia autorizzando le ricerche di petrolio e di gas in un’area di 2.190 Kmq e a 12 miglia nautiche dalla costa.

La società Schlumberger, autorizzata a verificare la presenza di idrocarburi liquidi e gassosi nel canale di Sicilia (zona marina C, area d.1 C.P.-SC), ha inviato alle autorità regionale e ai sindaci dei comuni interessati (ai sensi dell’art.23 del D. Lgs. n. 152/2006) una propria valutazione di impatto ambientale.
Il documento presentato dalla società non tiene conto dei danni che le esplosioni effettuate per sondare la presenza di greggio provocano all’ecosistema marino, e in particolare ai cetacei, come viene documentato in data 10/12/2009 dai tecnici dell’ARPA Puglia. Il 12 settembre 2014 si è verificato a Vasto (Chieti) uno spiaggiamento di 7 cetacei (4 sono stati salvati). Le 3 balenottere sono morte per embolia, come ha accertato il dott. Vincenzo Olivieri, direttore del Centro Studi Cetacei. Gli animali, spaventati e disorientati dal forte rumore delle esplosioni, risalgono rapidamente dalle profondità marine in superficie. La rapidità di risalita determina una mancata decompressione e l’insorgere dell’embolia che li uccide.
Energia dal petrolio e distruzione dell’ecosistema marino non sono compatibili con il modello di sviluppo ecocompatibile che si sono dati i comuni siciliani del val di Noto, patrimonio UNESCO, alcuni dei quali (Avola, Noto, Rosolini, Pachino e Portopalo) hanno anche sottoscritto il patto dei Sindaci impegnandosi in questo modo alla riduzione di CO2 in atmosfera e all’aumento delle fonti energetiche rinnovabili.
Fabio Morreale
Paolo Tiralongo

In allegato, “Le bugie dei petrolieri non finiscono mai”, lo studio di Greenpeace sulle conseguenze delle trivellazioni nel Mediterraneo.

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Ottobre 2014 17:28