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COLATA DI CEMENTO A OGNINA Stampa
Venerdì 04 Settembre 2015 07:08
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20150904 Torre Ognina
Siracusa. Un resort, un campo da golf, una scuola di cucina. Il progetto di villaggio turistico a Ognina è un’offesa all’intelligenza e al livello di civiltà dei siracusani, trattati come fossero incapaci di intendere e di volere. Viola tutte le norme di salvaguardia dell’area e priva i cittadini del mare, del panorama e della godibilità dell’ultimo scorcio di costa libera da costruzioni.
 
Qui le cose non sono diverse dal Plemmirio, sono peggio. Le due spiagge a nord e a sud della Torre quattrocentesca diventeranno private. Il cemento sarà versato a “tinchitè”: l’intervento edificatorio è previsto su oltre il 90% dell’area.
È chiaramente una operazione di speculazione edilizia in un’area in cui, secondo il Piano Paesaggistico Provinciale, vige il vincolo di inedificabilità assoluta. Con una richiesta di variante al Piano Regolatore Generale, mirano a costruire numerosissime abitazioni residenziali a partire dai 150 m dal mare, con l’intento di venderle ai vari soggetti golfistici soci del club. Pretendono di traslare verso l’interno la strada che unisce Ognina a Fontane Bianche, perché la vista sul mare venga tolta ai siracusani e data in esclusiva ai clienti del resort.
 
Su istanza della “Siracusa Sun LLD”, il Comune ha convocato per martedì prossimo Soprintendenza, Genio Civile, Capitaneria di Porto, A.S.P., la società
che gestisce le acque e i vari responsabili degli uffici comunali coinvolti.
 
Sarà una conferenza dei servizi istruttoria, volta a esaminare la variante al P.R.G. proposta dalla società. Nessun parere verrà rilasciato in questa occasione. Se l'amministrazione, che sin dal primo giorno ha difeso un modello di sviluppo sostenibile, è stata capace di respingere il resort del Plemmirio, non è difficile immaginare quale sarà la sua posizione sul nuovo. 
 
Non siamo contrari a questo resort costiero, ma a tutti. Li facciano nell’entroterra, come sta avvenendo a Palazzolo, a Villa Bibbia. Le pochissime coste libere vanno difese dal cemento, al Plemmirio come a Ognina, ai Piliceddi come a S. Panagia. La città ha già sacrificato abbastanza col polo industriale e le costruzioni abusive. Non possiamo permetterci di donare quel poco che è rimasto ai colonizzatori di turno. Ne va della nostra identità culturale, la nostra storia, la nostra qualità di vita.
     
Il Presidente
Fabio Morreale
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Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Settembre 2015 15:26