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OLIO DI PALMA, SE LO CONOSCI LO EVITI Stampa
Martedì 29 Dicembre 2015 07:24
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20151228 stop olio di palmaFIRMA LA PETIZIONE ONLINE
 
Siracusa. Fino al secolo scorso lo usavano per lubrificare i motori. Adesso ce lo fanno ingerire inconsapevolmente. Come? Usandolo nel settore alimentare industriale e artigianale. Lo troviamo in biscotti, merendine, crackers, fette biscottate, panettoni, nutella e molto altro ancora, anche delle marche più rinomate (Mulino bianco, Ferrero, Galbusera, Pavesi, Motta, Doria, Buitoni, Saiwa, ecc.). La rosticceria sotto casa frigge in olio di palma, la pasticceria dietro l’angolo lo mette nei biscotti al burro e in molti altri prodotti. Difficile quindi, ma non impossibile, trovare prodotti senza olio di palma.
Tra tutti gli oli di semi in commercio (soia, mais, girasole, arachide, colza, ecc.), quello di palma (o di palmisto, se deriva dai semi piuttosto che dalla polpa) è qualitativamente il peggiore. Infatti, oltre a fare malissimo all’ambiente (per coltivarlo stanno distruggendo i polmoni della terra, le foreste, soprattutto in Indocina e Malesia), è nocivo alla salute dell’uomo. L'altissima presenza di acidi grassi saturi, fa schizzare in alto il livello di colesterolo cattivo ed espone a malattie cardiovascolari. Una vera e propria porcheria! Un problema che riguarda tutti, da affrontare prima che sia troppo tardi. Prima che si venga a creare una generazione di persone a rischio infarto già a 30 anni. Questa assunzione inconsapevole non risparmia nemmeno i neonati: l’olio di palma è contenuto anche nei biscotti Plasmon e nel latte in polvere delle marche più note.
A chi persegue solo la logica del profitto, poco importa se l’ambiente e la salute vengono minati. L’importante è far aumentare i consumi. Solo dieci anni fa era stato previsto che nel 2025 ci sarebbe stato un commercio mondiale di 25 milioni di t di olio di palma; nel 2014, siamo già arrivati a 60 milioni di tonnellate. Anche l’Italia è pienamente coinvolta. Siamo passati dalle 157 mila tonnellate del 1991 a un milione e 600 mila tonnellate del 2014, pari a circa 25 kg ad abitante. Neanche fosse olio extra vergine d’oliva!
Ma se è così dannoso, perché si ostinano a propinarcelo? La coltivazione della palma è molto redditizia perché consente di ottenere 3 tonnellate di olio per ettaro, 5 volte di più della quantità ottenibile dalla coltivazione del girasole e 7 di quella della coltivazione della soia. Di conseguenza, l’olio costa poco. In più, allunga il periodo di conservazione degli alimenti; l’olio stesso si conserva più a lungo; usato per friggere, può essere cambiato meno frequentemente. Insomma la forbice del profitto si allarga. Il problema è che quando sostituisce il burro, bisogna usarne di più, infatti nell’ordine degli ingredienti l’olio di palma è quasi sempre il secondo. 
Un anno fa è entrata in vigore una legge europea (L. 1169/2011) che ha imposto di indicare, in luogo della dicitura generica “oli e grassi vegetali”, il tipo di olio usato: palma, cocco, soia, girasole, ecc.. Da allora i produttori alimentari, non potendo più camuffare l’olio tropicale sotto la definizione generica, sono dovuti uscire allo scoperto. 
 
Natura Sicula dice “no” all’olio di palma per motivi etici, ambientali e di salute.
 
Le aziende possono sostituirlo con qualsiasi altro olio vegetale non idrogenato o burro. 
 
Natura Sicula aderisce alla petizione  della testata giornalistica online “Il Fatto alimentare” e invita soci e simpatizzanti a firmarla.
 
Cliccate sul link https://www.change.org/p/stop-all-invasione-dell-olio-di-palma oppure digitate in un qualsiasi motore di ricerca «petizione olio di palma».
 
Più di 165.000 consumatori responsabili hanno già firmato. 
 
I 35 destinatari della petizione sono: Carrefour, Ministero della Salute, Lidl, Conad, Ikea, Iper, LdMarket, SuperSigma, Pam, MdDiscount, Selex, PennyMarket, Sma, Esselunga, Unes, Coop, Billa, Eurospin, Il Gigante, NaturaSì, Unilever, Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle politiche agricole, Barilla, Bauli, Bistefani – Colussi, Galbusera, Kellogg’s, La Doria, Vicenzi, Nestlé, Gruppo Mondelez, Heinz Plasmon, Auchan, Lombardini.
 
Questa è solo la prima di una serie di iniziative che porteremo avanti per opporci all’uso dell’olio di palma nel settore alimentare.
 
Il Presidente
Fabio Morreale
Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Dicembre 2015 18:42