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Olio di palma, in TV pubblicità ingannevole Stampa
Scritto da Fabio Morreale   
Lunedì 21 Marzo 2016 20:17
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01In questi giorni in TV viene trasmessa una pubblicità sulle virtù dell’olio di palma, con affermazioni false e fuorvianti che cercano di arrestare l’emorragia di consumatori.
Non è vero, come dice lo spot, che l’olio di palma aiuta a rispettare la natura. Nel 2007 lo United Nations Environment Programme (UNEP) l’ha definito la causa principale di distruzione delle foreste pluviali di Malesia e Indonesia. L'equivalente di 300 campi da calcio di foresta pluviale viene distrutto ogni ora per lasciare spazio alle piantagioni, con danni inimmaginabili per la biodiversità vegetale e animale: oltre 1.500 specie di uccelli a rischio estinzione, morte di specie animali come le tigri di Sumatra, il rinoceronte di Giava, elefanti e orango. Le coltivazioni non costringono solo a tagliare la foresta, ma anche a bruciarla, per creare terreni agrari, il che comporta una notevole emissione di gas serra. L’Indonesia è diventato il terzo paese al mondo per emissione di gas serra, dopo Cina e Stati Uniti, che sono paesi industrializzati. Continuando così, entro il 2020 le foreste indonesiane (tra le maggiori al mondo assieme a quelle dell'Amazzonia e del bacino del Congo) saranno definitivamente distrutte.
Non è vero che l’olio di palma non presenta rischi per la salute. Esso possiede una concentrazione molto alta di acido palmitico a cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità attribuisce un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. I problemi della salute sono stati evidenziati anche dall’Istituto Superiore di Sanità che, in un documento del 26 febbraio 2016, indica un eccesso di assunzione di acidi grassi saturi nei bambini (+49%) dovuto in misura rilevante all’uso generalizzato del palma. Stiamo parlando di grassi aterogeni che devono essere assunti in quantità il più possibile ridotta.
Nello spot è falsa anche l’affermazione che le coltivazioni siano sostenibili. Gli organi “indipendenti” che certificano la sostenibilità delle coltivazioni sono pagati dai produttori: i controllati pagano i controllori. Le società certificate sostenibili per le quali lavorano gli agricoltori, forniscono tra l’altro il pesticida Paraquà, vietato in Europa. Sul Paraquà ha un giro d’affari pari a 2 miliardi di euro la società Syngenta, membro della tavola rotonda dell’olio sostenibile.
L’olio di palma è contenuto in biscotti, merendine, crackers, fette biscottate, panettoni, nutella e molto altro ancora, anche delle marche più rinomate. Lo usano anche molti ristoranti, pizzerie, rosticcerie, pasticcerie perché costa poco e allunga il periodo di conservazione degli alimenti. Oltre a fare malissimo all’ambiente, è nocivo alla salute dell’uomo. L'altissima presenza di acidi grassi saturi, fa schizzare in alto il livello di colesterolo cattivo ed espone a malattie cardiovascolari. È stato recentemente stimato che ogni italiano ingerisce in media 12 g di palma al giorno (l’equivalente di cinque biscotti). Il dato è allarmante. Stiamo creando una generazione che già a 30 anni avrà il colesterolo altissimo e sarà ampiamente esposta a tutte le malattie cardiovascolari, infarto incluso.
Per queste ragioni Natura Sicula è contro l’olio di palma e invita a firmare la petizione della testata giornalistica online “Il Fatto alimentare”, cercandola con un qualsiasi motore di ricerca digitando. le parole «petizione olio di palma». Più di 169.000 consumatori responsabili lo hanno già fatto.
La petizione è destinata a: Carrefour, Ministero della Salute, Lidl, Conad, Ikea, Iper, LdMarket, SuperSigma, Pam, MdDiscount, Selex, PennyMarket, Sma, Esselunga, Unes, Coop, Billa, Eurospin, Il Gigante, NaturaSì, Unilever, Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle politiche agricole, Barilla, Bauli, Bistefani – Colussi, Galbusera, Kellogg’s, La Doria, Vicenzi, Nestlé, Gruppo Mondelez, Heinz Plasmon, Auchan, Lombardini.
Da qualche mese la Colussi e la Plasmon hanno eliminato l’olio di palma da tutti i loro biscotti, mentre Mulino Bianco ha sostituito l’olio di palma con quello di girasole nei biscotti “Chicchi di cioccolato” e “Fiori di latte”. Salgono a una trentina i biscotti senza olio di palma. Contemporaneamente sale la diffidenza dei consumatori verso un olio che fino a 15 mesi fa nessuna legge obbligava a specificarlo in etichetta. Dal 13 dicembre 2014 infatti è entrata in vigore una legge europea (L. 1169/2011) che ha imposto di specificare il tipo di olio usato (palma, cocco, soia, girasole, ecc.), ma non la quantità. Fino ad allora i produttori alimentari potevano usarlo indicandolo tra gli ingredienti sotto la definizione generica “oli e grassi vegetali”. E guarda caso tutti preferivano non scriverlo per non influenzare negativamente gli unici che possono decretare il successo o il fallimento di un prodotto commerciale: i consumatori.

Il Presidente

Fabio Morreale

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