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Il Parco degli Iblei: unopportunità o unidea anacronistica? Stampa
Sabato 17 Aprile 2010 16:22
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1_100407Lo Yellowstone National Park, viene considerato il primo parco nazionale della storia, fondato nel 1872 per tutelare un'area naturale di spettacolare bellezza che si estende su una superfice grande 1/3 della Sicilia. Da allora, in nordamerica e nel resto del mondo, molti altri parchi nazionali vennero istituiti, spesso comprendendo vaste zone selvagge e verosimilmente incontaminate.
In Europa, così come in Italia, densamente popolata e con ambienti molto frammentati, non è stato possibile seguire gli stessi metodi usati in nordamerica per l'istituzione di parchi nazionali, dovendosi limitare spesso ad aree meno estese e tutt'altro che incontaminate.
Da qualche anno nell'universo ambientalista siciliano molta attenzione viene dedicata al processo di istituzione di quattro nuovi parchi nazionali in Sicilia, tra i quali anche il Parco degli Iblei, quest'ultimo portato avanti da un apposito Comitato che persevera, con i più alti ideali, in un obbiettivo genuino confrontandosi spesso con una realtà controversa.

Se si parte dall'analisi di ciò che già esiste in Sicilia le prospettive non sono certo rosee: i parchi e le aree protette esistenti di fatto non garantiscono una migliore tutela del territorio né riescono a valorizzarlo sotto il profilo della fruizione turistica. Questo accade per un problema comune a tutti i nuovi e diversi Enti che vengono creati per scopi specifici, e in Sicilia ce ne sono già troppi, che finiscono per essere incancreniti dalle logiche di spartizione di partiti politici e comitati d'affare che vi piazzano al loro interno i propri affiliati, soggetti spesso con scarsa competenza in materia.
È utile annotare due fatti esemplari: nel febbraio scorso l'esistenza del Parco dell'Etna non ha evitato il disboscamento, anche di vetusti esemplari di castagno, di Monte Fontane (foto) in prossimità della zona A o peggio l'esistenza della RNO di Vendicari non ha evitato il disastro ambientale causato nel 2003 dalla costruzione del "Centro per la conservazione del germoplasma" nei pressi di Case Marianelli ad opera paradossalmente dello stesso ente gestore.
Non ci sarà quindi da stupirsi se il nuovo ente parco o qualunque organo di gestione del futuro Parco degli Iblei dispenserà lauti stipendi a dirigenti e funzionari che non hanno mai indossato un paio di scarpe da trekking, se poi si andasse a vedere cosa prevede la legge quadro n° 394 del 1991 in merito alla nomina di presidente e consiglio direttivo degli enti parco verrebbero già i brividi.
Sarebbe paradossale, ma non improbabile, un giorno dover difendere il Parco degli Iblei dal proprio ente gestore.
È quindi d'obbligo valutare attentamente costi e benefici e chiedersi cosa potrebbe fare un nuovo ente che non potrebbero fare OGGI gli enti già esistenti, se solo riuscissero ad applicare le normative vigenti.
E' un dato di fatto che l'efficacaia della conservazione della natura non dipende dal numero di enti che se ne occupa, anzi più sono e più è facile che accadano conflitti di competenza e "scaricabarile" di responsabilità.
Forse sarebbe più logico e più proficuo dotare gli enti esistenti di personale qualificato e strumenti moderni ed efficaci, adeguati alla mole di lavoro che si trovano a svolgere, facendo con ciò riferimento a Sovrintendenze, Guardie Forestali, Capitanerie di Porto, Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, eccetra, che spesso operano con organici nettamente insufficienti, tecnologie antidiluviane, uffici totalmente sguarniti, senza un fax, un computer, una stampante funzionante!
Capitolo a parte meriterebbero gli inevitabili, quanto sterili, contenziosi sulla perimetrazioni delle zone, illudendosi che si possa tutelare una porzione di territorio all'interno di un "confine" immaginario, come se questo ne impedisse totalmente le influenze dall'esterno, mentre la tutela andrebbe estesa a "tutto" il territorio, compatibilmente con le esigenze di VERO sviluppo, in base a degli obiettivi di conservazione precisi, scaturiti da una seria analisi scientifica pluridisciplinare, che mirino a tutelare innanzitutto gli ambienti maggiormente a rischio ovvero quelli costieri e planiziali, storicamente in ogni regione del pianeta gli ambienti maggiormente antropizzati.
La complessità del tema e il contributo reale che potrebbe dare il nuovo parco alla soluzione dei grandi problemi ambientali del nostro territorio, (inquinamento industriale, smaltimento rifiti, abusivismo edilizio, discariche abusive,... ) richiederebbe certo una più ampia ed esaustiva trattazione, si spera comunque di aver dato almeno alcuni spunti di riflessione.
In conclusione il Parco degli Iblei andrebbe creato nella coscienza delle persone prima che sulla carta, solo così si riuscirebbero a colmare tutti i deficit di cui risentono tragicamente l'ambiente e la salute delle persone che vivono nella Sicilia sudorientale.

Ivan Alicata
Presidente Sezione di Augusta
Natura Sicula onlus

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Ultimo aggiornamento Sabato 13 Aprile 2013 04:28