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Come onorare la memoria di Enzo Maiorca Stampa
Scritto da Fabio Morreale   
Giovedì 24 Novembre 2016 16:56
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01Siracusa. Calati i riflettori sulla morte di Enzo Maiorca, è il momento di fare alcune riflessioni. Per restituire al re degli abissi quanto dato alla sua città e ai suoi concittadini, per proteggere il mare esattamente come avrebbe voluto Maiorca, ognuno può fare qualcosa, nessuno escluso. Fatta salva la proposta di intitolargli l’area marina protetta e l’istituenda riserva terrestre del Plemmirio, decisione che spetta all’ente gestore e che rimane nell’ambito delle azioni formali, ciascun cittadino ha un debito sulla coscienza.
Fino a maggio scorso Enzo si era adoperato per contrastare la pesca abusiva di ricci di mare. Nella qualità di membro del Consiglio internazionale dei Saggi dell’associazione Sea Shepherd, aveva sostenuto l’Operazione Siracusa, durante la quale gli attivisti, giunti a Siracusa a bordo di una ex baleniera, avevano eseguito alcuni monitoraggi notturni al Plemmirio contro i bracconieri di ricci, documentando lo scempio che ogni notte avviene anche in area marina protetta. Con un inviato delle Iene (Cristiano Pacca), inoltre, denunciarono e affrontarono, non senza rischiare la loro incolumità, i venditori abusivi di ricci al Mercato di Ortigia, venditori che non si fermano nemmeno a maggio e giugno, quando in Sicilia vige il fermo biologico.

Detto questo, è sotto gli occhi di tutti che l’eccessivo consumo di ricci di mare sta comportando un depauperamento del mare a livelli mai visti, tanto che i fondali sembrano puliti con l’aspirapolvere. Per compiacere il poeta del mare, e per rispettare quel mare che Enzo difese anche al referendum contro le trivellazioni nel Mediterraneo, basterebbe un gesto semplicissimo che possono compiere tutti, indistintamente: non mangiare spaghetti ai ricci di mare. L’appello è rivolto ai consumatori, ma anche ai ristoratori, che possono eliminare il piatto dai loro menù.
Questo discutibile primo piatto, i cui consumi negli ultimi anni si sono decuplicati, sta comportando prelievi insostenibili, fino a mettere a rischio la catena trofica di alcune biocenosi marine. Chi li raccoglie a scopi commerciali, infatti, va giù con le bombole e aspira tutto.
Sulla salute del mare Enzo era preoccupatissimo. «Oggi il Mare è grigio, ricordo che quando per la prima volta lo guardai era così ricco e bello che non serviva nemmeno la maschera per scoprirne la Vita sottomarina, bastava guardare attraverso il suo Blu turchese». La battaglia può continuare sulle nostre gambe, attraverso i siracusani che lo vogliono onorare, e compiendo i seguenti atti concreti:
1) non consumando più ricci di mare, e soprattutto spaghetti ai ricci di mare;
2) emanando una ordinanza sindacale – mi rivolgo al Sindaco Giancarlo Garozzo – che vieti ai ristoranti di servire il piatto incriminato, e ai rivenditori di commercializzare i ricci;
3) inviando una donazione all’associazione Sea Shepherd (www.seashepherd.it/sostienici).
Il mare ha bisogno di aiuto. Enzo può continuare a darglielo attraverso noi che condividiamo il suo pensiero. L’omaggio al nostro conterraneo però non si concretizzi solo con statue, targhe e celebrazioni varie. Le nostre proposte sono la vera sfida, quella che mette gli interessi economici in contrapposizione al valore di tutela del mare e all’amore per un siracusano che ha portato in giro per il mondo l’immagine e la grecità della città di Aretusa.


Fabio Morreale

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Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Novembre 2016 16:59