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UN’ALTRA VISIONE PER IL LAGO DI LENTINI E DINTORNI Stampa
Giovedì 30 Marzo 2017 15:14
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01Lentini. Giovedì 23 marzo 2017 si è tenuto il convegno “Guardiamoci attorno… al lago di Lentini: un’altra visione”, concludendo un percorso conoscitivo del territorio che gravita attorno al lago di Lentini, noto come Biviere. I relatori (Liliane Doufour, Renzo Ientile, Italo Giordano e Fabio Morreale) su invito delle associazioni locali (Natura Sicula, SP68 la bellezza del Biviere, ArcheoClub e SiciliAntica) hanno messo a disposizione le proprie competenze affinché si conoscesse il territorio dal punto di vista antropologico e naturalistico. Questo è alla base per avviare un discorso di tutela e valorizzazione di un territorio estremamente delicato come quello del lago di Lentini minacciato da interventi inopportuni come la realizzazione della discarica Armicci, che rischierebbe di compromettere per un lunghissimo periodo, la bellezza e la godibilità del paesaggio.

Il convegno ha messo in evidenza le componenti che costituiscono le peculiarità, uniche, della zona che gravita attorno al Biviere al fine di ritessere quel legame armonico e sostenibile tra città, campagna e natura. Il paesaggio del lago, infatti, è definito da un importante patrimonio costituito dal lago stesso, dai siti archeologici, dai beni etnoantropologici, dai beni naturalistici.
L’area meridionale del lago è costituita da un paesaggio etnoantropologico che si estende dal viale dei pini della SP 68 alle Case del Biviere in un continuum storico e naturalistico di notevole importanza. In questa zona si legge l’intera storia del lago del Biviere, forse sempre lago artificiale dal XIII secolo quando fu costruita la diga per volere di Federico II Imperatore. In relazione a questa costruzione furono costruiti gli antichi sistemi di pesca delle tre “Morti” e le case del Biviere.
Alla storia della bonifica, è legato il villaggio Guardara, un piccolo agglomerato di case del 1929 creato per ospitare, in via sperimentale, gli operai impiegati nella bonifica del lago e successivamente, a bonifica completata, gli agricoltori con le loro famiglie. Attorno a questo villaggio fu creato un ambiente, tipicamente laziale, costituito da cipressi e pini domestici di cui il viale della SP 68 costituiva il coronamento.
Il lago del Biviere di un tempo era noto non solo per la gran quantità di pesci, ma come ambiente palustre dove viveva una variegata avifauna che in parte si è ricostituita con la creazione del moderno invaso, che fa sistema con altre zone umide limitrofe quali il Pantano Gelsari, i fiumi San Leonardo e Simeto, posti al centro della traiettoria migratoria dei volatili che si spostano dal nord Africa ai Balcani. La presenza dei volatili nello specchio d’acqua del Biviere, in cui si contano 150 specie, è essenziale per l’equilibrio del nostro ecosistema. Tra gli uccelli stanziali di particolar pregio c’è il pollo sultano, che è tornato a nidificare al Biviere.
Attorno al lago di Lentini è nota una capillare presenza di siti archeologici, di notevole interesse, che raccontano la storia, dal periodo preistorico sino al periodo medievale senza soluzione di continuità, di uno dei territori più fertili della Sicilia. Ognuno di questi siti, posti su alture, si caratterizza per i suggestivi panorami sulla zona del Biviere che comprende colline e paesi limitrofi.
In questo contesto storico-naturalistico si inseriscono le cave di periodo greco, medievale e moderno. Queste ultime, le “pirrere” scavate negli ultimi 50 anni, sono piuttosto diffuse a macchia di leopardo, contrassegnando, con le loro altissime pareti rocciose rigate, il paesaggio del Biviere. Alcune sono state già convertite in incantevoli agrumeti che caratterizzano il comprensorio agrumicolo. Le cave abbandonate, invece, hanno rilevanti potenzialità per lo sviluppo del territorio in senso ecosostenibile; l’insegnamento ci viene dal passato. Nel corso dell’800, infatti, in modo del tutto pioneristico e all’avanguardia nel mondo, si è fatto si che le cave di periodo greco a Siracusa diventassero dei giardini botanici di spicco, poiché hanno condizioni microclimatiche particolari che permettono la coesistenza di una gran varietà botanica sempreverde. Gli affacci su queste voragini verdi si connotano per un fascino incredibile per cui fu costruita nel 1862 la lussuosa Villa Politi ai bordi della Cava dei Cappuccini, che divenne subito uno degli alberghi più importanti d’Europa proprio per la sua posizione.
Le cave, quindi non sono solo aree da riempire inopportunamente con la spazzatura, ma sono luoghi da valorizzare in modo ecologico e sostenibile, in linea a quanto già previsto dal Piano Cave della regione Sicilia del 2015.
Pensare diversamente il territorio con un’altra visione è un modo per evitare interventi irreversibili che comprometterebbero lo sviluppo sostenibile dell’area attorno al Lago di Lentini.
Si auspica un attento ascolto da parte delle istituzioni preposte al controllo e alla pianificazione del territorio.

Italo Giordano

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