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SEQUESTRO ESSO E ISAB. IL CONTROLLATO NON PUÒ FARE IL CONTROLLORE. SCIACCA SI DIMETTA Stampa
Domenica 23 Luglio 2017 04:58
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Siracusa. Se le industrie siracusane non sono disposte a rispettare le norme ambientali e la salute dei cittadini, chiudano e vadano altrove. Il sequestro degli impianti petroliferi Esso e Isab, disposto ieri dal GIP di Siracusa su richiesta della Procura, era dovuto. È stata la naturale conseguenza di tutti gli esposti e denunce presentate da numerosi cittadini, associazioni ed enti pubblici per lamentarsi della scarsa qualità dell’aria. Le accuse, entrate nel codice penale dal 2015 come ecoreati, sono: inquinamento ambientale e impedimento del controllo. Le industrie hanno 15 giorni di tempo, a partire da ieri, per adeguare gli impianti.

Il polo industriale siracusano si è concesso da sempre “troppe libertà”. Ancora oggi, ad esempio, il controllato fa anche il controllore. I dati sciorinati pubblicamente dal CIPA, il Consorzio Industriale Protezione Ambiente (CIPA), l’organismo di autocontrollo delle industrie, non hanno alcun valore per palese conflitto di interessi. Non a caso il presidente del CIPA, Salvatore Sciacca, fino a 15 giorni fa ha affermato che è tutto a norma, che gli inquinanti sono quasi a zero e che le sostanze odorigene (idrocarburi non metanici e idrogeno solforato, non normate) non incidono sulle condizioni fisiche della popolazione. Le accuse della Procura e gli effetti dei miasmi che continuamente ammorbano la cittadinanza vanno in tutt’altra direzione: le sostanze odorigene, spesso emesse nel silenzio della notte, sono irritanti per le mucose e gli occhi. Malgrado l’Ispra abbia stabilito che una esposizione "tollerata" alle sostanze odorigene non debba essere superiore ai 200 microgrammi per metro cubo per un massimo di tre ore, non esiste ancora nessuna norma che obblighi le industrie a ridurre le emissioni di sostanze odorigene. La politica colmi presto il vuoto normativo.

Il livello di credibilità del prof. Sciacca è rinomato dalle nostre parti. Nel 2006 il Sindaco di Siracusa gli commissionò uno studio per stabilire le cause dei superamenti di Pm10. Ne uscì fuori che il problema era dovuto alle polveri del deserto. Resta ancora il dubbio su come mai quell’anno le polveri del Sahara siano arrivate solo a Siracusa e non anche a Ragusa o Catania.

Se il conflitto di interessi sopraddetto non bastasse, Sciacca è anche direttore del Registro regionale dei Tumori della Sicilia orientale (ME, CT, EN, SR). Per Sciacca i numerosi malati e/o morti di tumore che ci sono nelle famiglie siracusane sono nella norma. “Di tumore si muore più alle falde dell’Etna che nelle zone industriali”, ha detto pubblicamente qualche mese fa. Sono frasi che non si possono sentire, irrispettose del dolore delle famiglie colpite. Fatta salva la possibilità di continuare a farsi pagare dalle industrie per fare il presidente del CIPA, Sciacca non può continuare a rivestire un ruolo importante come quello di direttore del Registro Tumori. Abbia un sussulto di dignità e di orgoglio, e si dimetta. Il conflitto di interessi non lo rende credibile per nessuno dei due ruoli che ricopre.

Fabio Morreale

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Ultimo aggiornamento Domenica 23 Luglio 2017 05:26