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DISCARICA STALLAINI, UNA STORIA INFINITA Stampa
Scritto da Fabio Morreale   
Venerdì 15 Dicembre 2017 20:22
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20171215 StallainiUna delle certezze che accompagna la vita degli ambientalisti siracusani è quella di occuparsi periodicamente della discarica di contrada Stallaini, in territorio di Noto.
Dopo il primo tentativo risalente al lontano 1988, adesso si è arrivati all’assurdo. Con una brevissima cronistoria ognuno può trarre le proprie conclusioni.


Nel 2012 la ditta SOAMBIENTE ottiene, dal Dipartimento Regionale dell’Ambiente, l’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) per il “progetto di realizzazione di un impianto di recupero e smaltimento di rifiuti non pericolosi (tra cui materiali da costruzione contenenti amianto, ndr) in contrada Stallaini“, a 350 m dalla riserva naturale di Cavagrande del Cassibile.
Il funzionario che rilascia l’A.I.A. è l’architetto Gianfranco Cannova, ora ex funzionario perché ospite nel 2014 delle patrie galere nell’ambito dell’inchiesta “Terra Mia” sulle discariche private siciliane, e poi ancora in galera nel 2017 per traffico di rifiuti pericolosi.
Secondo le indagini del 2014, i titolari di grossi impianti di smaltimento avrebbero pagato svariate migliaia di euro per ottenere favori da Cannova.
Tra le autorizzazioni ottenute con metodo corruttivo vi era anche l’A.I.A. per la discarica di Stallaini.
Tutto risolto, si potrebbe immaginare. Ma siamo nella terra di Pirandello, ove esistono tante verità quanti sono gli uomini.
L’A.I.A. per Stallaini venne sospesa non perché era stata ottenuta con metodo corruttivo, ma perché nella società SOAMBIENTE vi erano dei soci non in regola con la certificazione antimafia. La società allora, liberatasi dei soci “impresentabili”, si rivolge al C.G.A., dal quale ottiene l’annullamento del provvedimento di sospensione dell’A.I.A. Viene quindi reinserita nella White list, e ottiene, con decreto n.454 del 04/04/ 2017 il ripristino dell’A.I.A.
Siamo al paradosso: un certificazione ottenuta con metodo corruttivo, contro il parere del Comune di Noto e senza l’autorizzazione della Soprintendenza di Siracusa (autorizzazione che quest’ultima non potrà mai concedere perché il Piano Paesaggistico vieta tassativamente di allocare discariche in contrada Stallaini), diventa esecutiva.
E infatti la SOAMBIENTE lo scorso novembre comunica agli enti competenti e ai Carabinieri, forse per difendersi dai “pericolosissimi” ambientalisti che potrebbero intralciare i lavori, l’apertura del cantiere per le opere preliminari.
Per fortuna il Comune di Noto ha diffidato la SOAMBIENTE a iniziare i lavori e, probabilmente, si andrà nuovamente in tribunale.
Si ricorda al neogovernatore della Sicilia Musumeci, che nel 2017, quando era Presidente della Commissione antimafia, annunciò che avrebbe chiesto di rivedere tutte le autorizzazioni che portano la firma di funzionari coinvolti in vicende giudiziarie. È giunto il momento di passare ai fatti.
Con fiducia aspettiamo.

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