Siracusa. Se non l’avessi visto con i miei occhi non lo avrei mai immaginato. Dietro il viale Teracati, circondata da palazzi che la occultano e la banalizzano, c’è una piccola cava greca, una latomia a cielo aperto, una di quelle cave ove, sfruttando il lavoro degli schiavi, si ricavava il materiale lapideo per costruire la Pentapoli, in questo caso la Neapolis. È la latomia Carratore (dal nome della ex famiglia proprietaria), la più piccola delle latomie dell’agro siracusano, tanto che venne denominata negli atti notarili la “Latomiuncola”. Un monumento che andrebbe evidenziato, protetto, valorizzato. E magari trasformato in una di quelle rare aree verdi che i siracusani sognano di avere e che nessuna amministrazione è mai riuscita a realizzare neanche quando ha ricevuto in donazione l’Ottocentesca Villa Reimann.
Ma siamo a Siracusa, e qui non sono consentite illusioni. Nella città del cemento la latomia è prosaicamente accerchiata da moderni palazzi che la nascondono anche agli studiosi. È visibile solo ai pochi privilegiati che frequentano gli uffici e le abitazioni che la soffocano. Dalla strada non si vede nulla. Anche in questo caso le colate di cemento e di asfalto degli allegri anni 70-80 non hanno tenuto conto del monumento, fagocitandolo.
Se anche voi voleste scoprire la latomia, portatevi all’altezza del civico 29 del viale Teracati, presso l’incrocio con la via Luigi Spagna. Dal piano stradale, le alte recinzioni non fanno scorgere nulla. È necessario salire qualche piano. La latomia è profonda da 10 ai 15 m e ha forma subcircolare. Il suo fondo, che la famiglia Carratore appurò essere ricoperto da oltre 2 m di terra, oggi è pieno d’acqua stagnante, melmosa, verde. Sia d’estate che d’inverno, la latomia è quasi sempre piena d’acqua. Quest’ultima proviene dal giardino di villa Reimann, con cui la cava confina a ovest. Una continua perdita, proveniente presumibilmente da un ramo dell’acquedotto Galermi, si versa a mo’ di cascata nel fondo della latomia, creando in pieno centro urbano una piccola zona umida frequentata da insetti, anfibi rettili e uccelli acquatici quali la Gallinella d’acqua, la Folaga, l’Airone cenerino, la Garzetta, ecc.
Le potenzialità naturalistiche per una riqualificazione del sito ci sono, ovviamente manca la capacità progettuale di una classe politica miope e preoccupata solo a “ringraziare” i bacini di voto.





