Palazzolo Acreide (SR). A Santolio la stazione elettrica di Terna non si farà. La conferma ufficiale è giunta in questi giorni da una nota del Ministero dell’Ambiente: Terna ha fatto marcia indietro, rinunciando – senza fornire spiegazioni ufficiali – al progetto di costruzione e connessione alla Rete Nazionale della Cabina Primaria. Un’opera devastante che avrebbe sventrato e compromesso per sempre l’integrità del patrimonio rupestre e storico della contrada, e contro la quale si sono battuti con tenacia per oltre un anno i cittadini, le associazioni ambientaliste e culturali, la stampa locale (con La Civetta) e il Comune di Palazzolo Acreide.
Sventata la minaccia di ruspe e colate di cemento, sarebbe tuttavia un grave errore cantare vittoria e abbassare la guardia. Per evitare che simili progetti speculativi si ripresentino in futuro sotto altre forme, occorre risolvere una volta per tutte la vera piaga che affligge quest’area di straordinario valore: l’incomprensibile e colpevole assenza di un vincolo archeologico formale.
Escursione di protesta di Natura Sicula del 26 ottobre 2025
Santolio custodisce una grandiosa necropoli paleocristiana e bizantina, ipogei, arcosoli e insediamenti rupestri censiti e studiati. Attualmente l’area gode solo di una generale tutela paesaggistica per la macchia e l’ambiente rupestre, ma difetta del vincolo di tutela archeologica diretta. La responsabilità di questa grave lacuna risiede interamente nelle stanze della Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa. L’attuale Soprintendente Antonino Lutri e la sua squadra di dirigenti non possono più fare finta di nulla né trincerarsi dietro la burocrazia: l’apposizione del vincolo è un atto d’urgenza non più procrastinabile.
Parlare di “svista” o “ritardo” sarebbe riduttivo e smentito dai fatti. Questa situazione è il frutto di un preciso ed esaustivo precedente ignorato per quasi vent’anni.
Già nel 2007 fui io stesso a lanciare l’allarme alla Soprintendenza, segnalando come la roccia affiorante, la macchia e la gariga venissero colpevolmente triturate per far spazio a terreni agricoli, cancellando per sempre le testimonianze scavate dall’uomo nel passato. Un massacro che, oltre al patrimonio archeologico, ha devastato l’habitat di flora e fauna autoctone: tra tutte, il Timo arbustivo Thymbra capitata, la pianta nettarifera simbolo degli Iblei che fin dall’antichità classica, come celebrato da greci e latini, permetteva la produzione del rinomato miele di Ibla.
A seguito di quella denuncia, la Soprintendenza inviò un sopralluogo. Accompagnai personalmente sul posto l’allora funzionario Fernando Lazzarini – figura storica e indimenticata della Soprintendenza, riconosciuto da studiosi ed esperti per la sua immensa conoscenza del territorio. Lazzarini constatò e verbalizzò di persona lo scempio: latomie, tombe, antiche carraie e strutture rupestri irrimediabilmente distrutte e tritate.

Ferdinando Lazzarini in sopralluogo, gennaio 2007.
Dopo quel verbale e quelle evidenze inoppugnabili, com’è possibile che la Soprintendenza non abbia adempiuto al proprio dovere istituzionale avviando la procedura di vincolo archeologico? Perché per quasi vent’anni si è scelto di girarsi dall’altra parte, lasciando l’area priva di scudi e servita su un piatto d’argento alle mire di grandi opere industriali?
Oggi, dopo vent’anni di colpevole inerzia, ci ritroviamo esattamente al punto di partenza. Scampato il disastro Terna, pretendiamo che gli organi preposti smettano di procrastinare ed esercitino finalmente la propria esclusiva competenza: la Soprintendenza apponga subito il vincolo archeologico a tutela di Santolio.

Tombe rupestri del tipo “siculo/bizantino”

