Impedire l’accesso alla Pillirina è reato. Ricorreremo alla magistratura

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Siracusa. Se la Capitaneria di Porto e il Dipartimento Ambiente di Siracusa non risolvono presto la questione, ricorreremo alla magistratura. La vicenda Pillirina/Plemmirio è ricca di lati oscuri contrari alla riserva naturale, al godimento del paesaggio sancito dalla Costituzione e al libero accesso al mare garantito dal Codice della navigazione.

La società Elemata, proprietaria di alcune particelle del Plemmirio, da quasi un mese non fa accedere nessuno dallo sbocco 34 (Punta della Mola) perché, dice, è stata privatizzata anche la particella della spiaggia. Il Dipartimento Ambiente, al quale abbiamo chiesto l’atto di sdemanializzazione, risponde che l’iter amministrativo di delimitazione è ancora in fase di svolgimento. Chi dice la verità ce lo dirà la magistratura. Intanto la società proprietaria non fa passare nessuno, e gli enti pubblici stanno a guardare.

Stanno a guardare la Capitaneria di Porto, i Carabinieri, la Polizia ambientale, il Dipartimento Ambiente…. Tutti pagati per difendere gli interessi pubblici, ma tutti silenti, tutti concordi nel non fornire alcuna risposta ai numerosissimi siracusani che fruiscono da sempre il mare della Pillirina.

Sia ben chiaro che i motivi di sicurezza addotti dalla CP, tanto cari alla Elemata, non vietano l’accesso e la balneazione in tutto il Plemmirio ma solo nel tratto delle Rive Bianche, caratterizzato da roccia particolarmente friabile sottoposta a erosione, da insenature di natura sabbiosa e dalla presenza di casamatte in cemento armato. In questo tratto l’ordinanza della Capitaneria di Porto vieta la balneazione, la navigazione, la pesca, la sosta e il transito di persone e autoveicoli e ogni altra attività incompatibile con la natura del rischio, ma solo per una profondità verso terra di 20 m e verso mare di 100. Tutto il resto è fruibile, ed è tanto. E poi ci sono le latomie di superficie, semisommerse dal mare, che appartengono all’Area Marina Protetta del Plemmirio e devono risultare accessibili via terra.

Ai giudici quindi chiederemo come mai alla Punta della Mola la società impedisce l’accesso senza specificare i confini dell’ordinanza. E come fa la Elemata a non far passare nessuno se per il codice della navigazione il mare e le spiagge sono di tutti. Impedirne l’accesso equivale a commettere il reato di cui all’art. 1161 del Codice della navigazione. C’è anche una sentenza della Cassazione (sez. 3, n. 13925 del 7 maggio 2020) che lo ribadisce.

Altro punto oscuro. Per la particella in cui ricade la spiaggia (F.M. 130, p.lla 175) la Capitaneria di Porto e il Dipartimento Ambiente starebbero discutendo se sdemanializzarla, come desidera la Elemata. Eppure anche i bambini sanno che le spiagge non possono mai diventare private. Al massimo per esse vengono rilasciate concessioni per stabilimenti balneari, sempre garantendo l’accesso e il transito gratuito.

Le incongruenze sulla Pillirina sono tante. Tanti i lati oscuri, troppi i silenzi degli enti pubblici e il ritardo per l’istituzione della riserva naturale. Un pessimo esempio di interessi privati che prendono il sopravvento su quelli pubblici, di una classe politica incapace di gestire la cosa pubblica, e di un modus operandi che alle nuove generazioni varrà la perdita di fiducia nelle istituzioni.

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