Mare per tutti? Propaganda!

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La notizia diffusa nei giorni scorsi che a Siracusa il “mare è garantito a tutti” stride con le frequenti email e segnalazioni che ci giungono da comuni cittadini, stanchi di sentir parlare di qualche episodio felice come se fosse rappresentativo di tutta la realtà. Ben venga il lavoro di associazioni, capitanerie e amministrazioni comunali verso un mare per tutti, ma ancora siamo ben lontani dal traguardo, come si evince dalle parole di questo padre siracusano che non sa dove portare al mare i propri figli senza incontrare recinzioni o sottoporsi a un salasso.

Negli ultimi anni, appena arriva l’estate, le famiglie siracusane si avviano alla ricerca di un tratto di mare libero. Benché Siracusa sia una città sul mare, bisogna prendere atto che fare un bagno senza subire un salasso o senza trovare recinzioni è pressoché impossibile. Le poche spiagge del capoluogo sono quasi del tutto affidate alla gestione di stabilimenti privati, e le coste rocciose sono zeppe di abitazioni abusive su suolo demaniale. Lo spazio vitale a disposizione dei comuni mortali è quasi inesistente.

Chi non può permettersi di spendere cento euro per una sola giornata di mare (dei quali 30-40 € per una postazione con due ombrelloni, 5-10 € per parcheggiare, e il resto per mangiare obbligatoriamente – in barba a qualsiasi legge – presso la struttura prescelta, con annessi tentativi illegali di perquisizioni delle borse alla ricerca di cibo) o semplicemente si rifiuta di far parte di questo sistema marcio e consumistico, può scegliere se boccheggiare o migrare verso altre provincie limitrofe. Qualora ad esempio si volesse optare per le scogliere del Plemmirio, si faccia ben attenzione a non disturbare i residenti delle villette e delle strutture ricettive costruite sul demanio marittimo, con tanto di recinzioni e discese a mare rese private e cementificate sul suolo pubblico, in piena area marina protetta, senza che alcuno dei nostri politici se ne disturbi (forse perché tra le comodità delle loro abitazioni marine, il problema dei cittadini comuni non li toccano). Solo le associazioni ambientaliste hanno più volte denunciato la questione, senza ottenere alcun risultato.

Plemmirio, lido a uso esclusivo della Guardia di Finanza, dei familiari, degli amici e degli amici degli amici.

Ciò che accade a Siracusa, non ha termini di paragone con alcuna provincia vicina. Tralasciando Catania, la cui conformazione del territorio costituisce un impedimento stesso alla libera fruizione del mare, le vicine provincie di Ragusa e Messina hanno spiagge libere in quantità. Le abitazioni raramente impediscono l’accesso libero al mare. I prezzi dei lidi sono decisamente più accessibili e raramente si assiste all’indecoroso spettacolo di cartelli che vietano di introdurre cibo all’interno delle strutture, ovvero su suolo pubblico dato in semplice concessione. I parcheggi sono quasi sempre liberi o si pagano con ticket e con app. Il confronto non regge in alcun modo, anzi “fa acqua” da tutte le parti.

A questo punto, mi chiedo:
1) Dove sono le istituzioni preposte a vigilare?
2) Per quale motivo viene permesso lo strapotere delle spiagge private a discapito dei diritti del cittadino?
3) Perché le villette costruite sul demanio marittimo non vengono messe in alcun modo in discussione?
4) Perché il Siracusano è costretto a migrare verso Avola, Noto, Portopalo, Santa Maria del Focallo, etc. per andare al mare?”.

Se vero è che il mare dovrebbe essere per tutti, queste sono le domande che legittimamente pongono la stragrande maggioranza delle famiglie aretusee. Domande alle quali CP e Comune devono rispondere se vogliono dimostrare di lavorare per difendere i diritti dei cittadini e di non impegnarsi solo a fare proclami di propaganda. Perché ancora, nel 2023, di fatto il mare NON È PER TUTTI!

Contrada Fanusa, occupazione abusiva e tollerata dalle istituzioni del demanio marittimo.

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