Monumenti, coste, paesaggi e beni naturali fagocitati da costruzioni realizzate nella provincia di Siracusa in assenza di Piano Paesaggistico.
Portopalo di Capo Passero (SR). Che gli interessi della chiesa talvolta vadano oltre il rispetto del bene comune, del paesaggio, dell’archeologia o della natura non è dimostrabile solo attraverso l’esempio del Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, costruito su un’area archeologica e sopra il letto di un fiume. A Portopalo di Capo Passero c’è l’esempio della statua della Madonna, collocata sull’isola accanto alla fortezza spagnola.
L’idea di ubicare lì una statua bronzea risale alla fine degli anni 50 e venne al vescovo di Noto Angelo Calabretta. Alta 4,5 m e pesante 1,2 t, la gigantesca statua raffigurante la Madonna SS Scala del Paradiso fu eseguita a Firenze dallo scultore Mario Ferretti, lo stesso che realizzò la statua bronzea di San Corrado Confalonieri posta all’entrata della vicina città di Noto. Nelle retoriche intensioni della chiesa, la Madonna doveva diventare “guardiana” del mare di Sicilia, castellana d’Italia e custode dei confini della patria.
Alla fine del 1958 fu realizzato il progetto di installazione della scultura e fu chiesto il parere alla Soprintendenza della Sicilia orientale di Catania. Con la presunzione di chi crede possa fare tutto, la chiesa previde la collocazione della scultura sulla fortezza spagnola, in cima a una stele che si sarebbe dovuta costruire sopra il muro più alto dell’antica fortezza. Una stele alta 10 m, con base m 7 x 1,2. Il 12 dicembre arrivò il parere negativo della Soprintendenza con la seguente motivazione: “Questa Soprintendenza, esaminato il progetto presentato dalla S.V. Rev.ma, ritiene che qualsiasi aggiunta alla fortezza, sia pure in stile, quale è quella creata dall’ing. Concetto Russo, non può che nuocere al monumento, specialmente se questa nuova stele gareggia in altezza con il contiguo faro”. Il Soprintendente Lo Iacono non si limitò a negare il parere, ma si preoccupò di suggerire due alternative: “Si ritiene più opportuno proporre la costruzione della nuova stele con la statua in bronzo della Madonna in un altro sito dominante della stessa isola, a meno che non si voglia collocare la statua all’angolo contenente le grandi mensole, senza l’interposizione della stele, come si vede dallo schizzo prospettico”. Se la Chiesa avesse accettato il secondo suggerimento, la statua avrebbe preso il posto occupato, nei secoli scorsi, dai cannoni, trasformando quel punto da sito di guerra a luogo di pace. E soprattutto si sarebbe evitata la costruzione dell’attuale e orribile stele in cemento armato.

Ma le cose non andarono così. Con fare megalomane, lo stesso che indusse la Curia di Siracusa a scegliere per Santuario della Madonna della Lacrime il progetto di un edificio alto 130 m, la statua voluta dal vescovo Calabretta doveva essere altissima, visibile da tutte le parti. Doveva catturare l’attenzione più di quanto fosse capace la fortezza seicentesca. Dovevano arrogantemente imporre alla vista un elemento moderno in un contesto paesaggistico fatto esclusivamente di elementi naturali e storici. Abituati all’esercizio del potere e alla vittoria, la chiesa digerì male la sconfitta e il vescovo, in preda all’ira e alla boria, scelse di far collocare il monumento sul punto più alto dell’isola, accanto alla fortezza, sovrastandola in altezza. Pertanto fece creare una base tronco conica in blocchi di arenaria con sette gradoni, e su di essi il pilastro portante della stele in cemento armato. In cima poi fu bullonata la statua della Madonna.
Avrebbero potuto istallare la statua tra la gente, fuori dall’isola, nel centro abitato di Portopalo. La Curia di Noto invece insistette per metterla in un posto isolato in cui gli unici segni dell’uomo erano u Varcarizzu dell’antica tonnara e la fortezza spagnola. Le difficolta legate al trasporto non scoraggiarono il vescovo, anzi lo ostinarono. La grande statua di 1,2 tonnellate fu imbarcata su una muciara della tonnara, scaricata alla balata dell’isola e trasportata lentamente ai piedi della stele per poi collocarla in cima. Il 10 maggio 1959, dopo un pellegrinaggio di due giorni (Modica, Scicli, Pozzallo, Ispica, Rosolini, Noto, Avola, Pachino, Portopalo) e tante tante tante cerimonie, fu inaugurato il monumento.
Oggi, a distanza di 60 anni, possiamo dire che su quell’isola la statua mariana c’entra come i cavoli a merenda, che la gente del posto non l’ha mai eletta a luogo di culto perché lontana, e che l’abbandono è avvenuto anche da parte della chiesa stessa, che ha deciso di non manutenzionarla, lasciandola in uno stato pietoso, con i ferri della stele e i bulloni di sostegno fuori dal cemento in più parti.
Umiltà. Bastava un semplice gesto di umiltà, quella tanto predicata dagli stessi che non l’hanno esercitata. Se la Curia di Noto avesse saputo fare un passo indietro, oggi avremmo raccolto da essa un esempio di rispetto del bene pubblico, e il paesaggio dell’isola non sarebbe stato fagocitato da un orribile, altissimo e decontestualizzato monumento moderno visibile anche a decine di chilometri di distanza.

